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L'assicurazione del danno da inquinamento

Le norme in campo ambientale, ricorrendo al principio del "chi inquina paga" e cercando di definire con sempre maggiore chiarezza il danno all'ambiente, introducono un concetto di violazione e di conseguente sanzione che, oltre a ricomprendere i costi di ripristino della situazione ante sinistro, risarcisca i danni subiti dai privati e quelli subiti dallo Stato relativamente al "danno pubblico ambientale".

Per questa natura di sanzione, il danno all'ambiente presenta notevoli problemi di assicurabilità e di conseguente risarcibilità sia per quanto attiene al modo di verificarsi, sia per quanto attiene alla rilevazione del nesso di causalità tra la condotta del soggetto agente e gli effetti dannosi, sia relativamente alla conseguente quantificazione degli effetti.
Nel caso dei danni da responsabilità la risarcibilità è legata all'accidentalità e alla concentrazione nel tempo dei danni; nel caso di danno ambientale ciò non è sempre vero poiché si possono avere danni repentini e concentrati nel tempo, ma spesso si hanno danni diffusi e polverizzati, i cui effetti si protraggono nel tempo e le cui conseguenze negative possono essere rilevate anche a distanza di anni.

Non è, inoltre, facile rilevare il nesso di causalità tra l'attività di un dato soggetto ed eventi dannosi riconducibili all'attività stessa: occorre infatti stabilire, ad esempio, che un'attività, sospettata di conseguenze dannose nei confronti della popolazione, produca emissioni pericolose, che le emissioni pericolose provengano proprio dall'attività sospettata della responsabilità e che non vi siano altre rilevanti fonti di emissione, che il danno sia riscontrabile su un numero significativo di soggetti in modo da poter escludere che esso dipenda da altri fattori.

Meccanismi di attribuzione di responsabilità che prescindano dalla dimostrazione di un effettivo nesso di causalità hanno forti ripercussioni sull'assicurabilità del rischio: diventa infatti complessa la valutazione del rischio, in quanto la possibilità di coinvolgimento nel danno non dipende più solo da fattori inerenti alla specifica attività, ma dipende da fattori esterni difficilmente prevedibili.

Un rilevante problema dell'assicurazione per il danno ambientale deriva dalla carenza di informazioni che, oltre ad incidere sull'inquadramento generale della copertura assicurativa, rende difficile per l'assicuratore rilevare variazioni di livello di rischio del proprio assicurato.

Nelle polizze RC da inquinamento diventa difficile stabilire con esattezza il momento iniziale del verificarsi del danno: si fa pertanto ricorso al principio del claims-made, che fa coincidere il sinistro con la richiesta di risarcimento dello stesso. Di conseguenza saranno ammessi al risarcimento pure i sinistri, non conosciuti dall'assicurato, denunciati nel corso di validità dell'assicurazione anche se verificatisi anteriormente alla stipula del contratto.