Giovedì 9 Settembre 2010
La prevenzione

L'aggravarsi continuo dei fenomeni naturali comporterà sempre più nel tempo la necessità di convivere con situazioni di emergenza; ciò richiederà incisive modifiche strutturali volte ad accentuare l'attenzione alla prevenzione oltre che alla gestione dell’emergenza.
A tutt'oggi molto è stato fatto relativamente all'organizzazione e alla gestione degli interventi post calamità; in effetti nei dieci anni trascorsi dall'istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile (Legge n. 225 del 24/4/1992) è certamente cresciuta l'efficacia del funzionamento delle fasi dell'emergenza, della ricostruzione e della ripresa delle attività produttive.
Ancora molto deve, invece, essere fatto in termini di prevenzione e di protezione contro questo tipo di eventi: il dissesto idrogeologico non è solo un evento naturale ma anche un fenomeno sociale per il quale occorre predisporre iniziative tecnico-scientifiche adeguate, volte soprattutto alla previsione e documentazione degli eventi, all'impiego di moderne tecnologie di indagine e monitoraggio, alla realizzazione di iniziative miranti ad orientare i comportamenti sociali in modo da ridurre l'esposizione al rischio locale e della società nel suo complesso.
Le più recenti esperienze confermano in maniera evidente che la protezione contro i rischi naturali non può essere vista unicamente in funzione della gestione dei momenti critici, ma deve altresì basarsi su un lavoro sistematico di prevenzione.
Le politiche della prevenzione assumono un ruolo determinante in considerazione dell'impossibilità di risolvere le problematiche dei rischi naturali attraverso interventi generalizzati di difesa attiva. Ad esempio le aree a rischio sismico potenziale sono talmente estese che è impensabile che esse possano essere escluse, anche in rapporto alla realtà operativa derivante dalle norme vigenti, da ogni forma di occupazione antropica.
Nell'impossibilità di previsioni certe e sotto la spinta economica l'espansione urbanistica ed industriale degli ultimi trenta anni ha utilizzato estesamente tali aree senza porre in atto misure di prevenzione adeguate (ad esempio utilizzo di criteri antisismici nelle costruzioni), aumentando l'esposizione della collettività al danno. La situazione è ulteriormente aggravata dalla presenza nel patrimonio edilizio del paese di strutture di incerte caratteristiche, realizzate in epoche di tumultuoso sviluppo e scarsa attenzione al rischio in genere.
A tutt'oggi molto è stato fatto relativamente all'organizzazione e alla gestione degli interventi post calamità; in effetti nei dieci anni trascorsi dall'istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile (Legge n. 225 del 24/4/1992) è certamente cresciuta l'efficacia del funzionamento delle fasi dell'emergenza, della ricostruzione e della ripresa delle attività produttive.
Ancora molto deve, invece, essere fatto in termini di prevenzione e di protezione contro questo tipo di eventi: il dissesto idrogeologico non è solo un evento naturale ma anche un fenomeno sociale per il quale occorre predisporre iniziative tecnico-scientifiche adeguate, volte soprattutto alla previsione e documentazione degli eventi, all'impiego di moderne tecnologie di indagine e monitoraggio, alla realizzazione di iniziative miranti ad orientare i comportamenti sociali in modo da ridurre l'esposizione al rischio locale e della società nel suo complesso.
Le più recenti esperienze confermano in maniera evidente che la protezione contro i rischi naturali non può essere vista unicamente in funzione della gestione dei momenti critici, ma deve altresì basarsi su un lavoro sistematico di prevenzione.
Le politiche della prevenzione assumono un ruolo determinante in considerazione dell'impossibilità di risolvere le problematiche dei rischi naturali attraverso interventi generalizzati di difesa attiva. Ad esempio le aree a rischio sismico potenziale sono talmente estese che è impensabile che esse possano essere escluse, anche in rapporto alla realtà operativa derivante dalle norme vigenti, da ogni forma di occupazione antropica.
Nell'impossibilità di previsioni certe e sotto la spinta economica l'espansione urbanistica ed industriale degli ultimi trenta anni ha utilizzato estesamente tali aree senza porre in atto misure di prevenzione adeguate (ad esempio utilizzo di criteri antisismici nelle costruzioni), aumentando l'esposizione della collettività al danno. La situazione è ulteriormente aggravata dalla presenza nel patrimonio edilizio del paese di strutture di incerte caratteristiche, realizzate in epoche di tumultuoso sviluppo e scarsa attenzione al rischio in genere.





